Ci sono luoghi che sembrano sospesi tra cielo e terra, tra memoria e materia. Siamo in Toscana e più precisamente in Maremma; qui, incastonato su uno sperone di tufo si erge Pitigliano, conosciuta anche come la “Piccola Gerusalemme” d’Italia, un soprannome che racchiude una delle pagine più affascinanti della convivenza tra comunità cristiana ed ebraica del nostro paese; e oggi ti porto con me tra le vie lastricate di questo borgo che raccontano di storie antiche, culture intrecciate, architetture scavate nella roccia e profumi lontani secoli.
Pitigliano: una città scolpita nella pietra
Pitigliano è parte di una triade di borghi tufacei — insieme a Sovana e Sorano — noti come le “città del tufo”. Qui l’architettura non si costruisce: si scava. Le abitazioni, le cantine, le tombe etrusche, i rifugi medievali…tutto è frutto di un dialogo millenario tra uomo e roccia.


C’è qualcosa di viscerale in questa materia friabile, che assorbe la luce e restituisce calore. Pitigliano è un labirinto di vicoli stretti, archi, passaggi coperti e terrazze a strapiombo sulla valle del Lente. Le case sembrano crescere direttamente dalla roccia: qui tutto è tufo, materiale caldo e poroso che dà al borgo un aspetto quasi mistico. Da non perdere:
- Il Palazzo Orsini, sede di un interessante museo civico e di arte sacra
- La Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo
- L’Acquedotto Mediceo, che con i suoi archi disegna un profilo spettacolare nel paesaggio
- Le Vie Cave, percorsi etruschi scavati nel tufo, antiche strade-mistero immerse nel verde
Camminare a Pitigliano, di giorno o con le luci della sera, è come esplorare una città incantata, scolpita nella memoria; è un luogo che si vive con lentezza, dove ogni pietra racconta una storia e ogni sapore parla di radici. È un borgo che invita a guardare oltre le facciate pittoresche delle case, verso un passato condiviso che oggi più che mai merita di essere conosciuto e custodito.

Visitare Pitigliano significa fare un viaggio nel tempo, nella convivenza tra culture, nell’architettura della terra e nel gusto autentico di una Toscana meno battuta ma profondamente vera.
Una storia di convivenza e identità: la “Piccola Gerusalemme”
Nel corso del XVI secolo, mentre l’Europa si infiammava di persecuzioni e ghettizzazioni, Pitigliano divenne un rifugio per molti ebrei provenienti da altre zone d’Italia. Qui trovarono accoglienza grazie alla protezione dei nobili Orsini, allora signori del borgo. Invece di essere confinati o respinti, gli ebrei a Pitigliano poterono integrarsi, aprire botteghe, contribuire alla vita culturale e commerciale del paese. Da questa accoglienza nacque una comunità vivace, attiva, che nel tempo guadagnò il rispetto e l’affetto della popolazione locale.
Nel 1598 fu costruita la Sinagoga e il cimitero ebraico mentre qualche anno più tardi, quando la Contea di Pitigliano fu unita al Granducato di Toscana passando sotto il dominio dei Medici, venne istituito il Ghetto. Nel XIX secolo la comunità divenne 1/5 della popolazione meritandosi così l’appellativo di “Piccola Gerusalemme” d’Italia. Con l’Unità di d’Italia nel 1861, ottenuta l’emancipazione, molti ebrei di trasferirono a Livorno, Roma e Firenze riducendo, nel 1938, la comunità a circa 70 persone e a causa delle leggi razziali diminuì ulteriormente.
Durante la persecuzione della seconda guerra mondiale i circa 30 ebrei rimasti a Pitigliano furono aiutati e salvati dalle famiglie cattoliche che li nascosero e protessero nelle campagne. Ancora oggi, chi passeggia nel Quartiere Ebraico ben conservato e visitabile (in realtà la Sinagoga è stata ricostruita perchè crollata a causa di una frana negli anni ’60), può respirare quell’atmosfera di dialogo e interscambio che ha fatto di Pitigliano un caso raro nel panorama italiano.




Quando gli ebrei iniziarono ad abitare questa parte del borgo trovarono scavati, all’interno del tufo, diversi locali e li riadattarono ai bisogni della comunità; oggi sono un museo sotterraneo visitabile. Iniziate la visita della Sinagoga, il cuore dell’esperienza, un luogo sobrio ma pieno di significato; oggi viene utilizzato raramente a causa della mancanza del Minian (10 uomini) che serve per le celebrazioni. L’ingresso è a pagamento, ma il biglietto consente l’accesso all’intero complesso museale.
Addentrandovi nel labirintico museo sotterraneo è possibile distinguere la Tintoria, il Forno delle azzime, il Macello kasher, la sala dove avveniva la Tevilà il bagno rituale, la Cantina Kasher e infine il museo di cultura ebraica. All’uscita del museo ci si imbatterà in un negozietto che vende cibo ebraico e prodotto kasher ma soprattutto gli Sfratti, dolci tradizionali ebraici a base di miele, noci, scorza d’arancia e spezie, racchiusi in una sfoglia croccante. Il nome “sfratti” rievoca le persecuzioni, ma il sapore celebra la resistenza culturale del popolo ebraico.
Poco fuori dal centro storico, immerso nella quiete, si trova invece il Cimitero Ebraico (XVII secolo) che conserva ancora oggi lapidi semplici ma toccanti. Vi si accede da una stradina lungo la SP74 in direzione sud-est. È consigliabile chiedere indicazioni o visitare con una guida.

Cosa mangiare a Pitigliano
Pitigliano è famosa per il suo vino prodotto fin da tempi antichissimi nei vigneti sulle colline attorno alla rupe e poi conservato al fresco delle grotte scavate nel tufo: il Bianco di Pitigliano DOC, leggero e aromatico è perfetto da sorseggiare al tramonto con salumi e formaggi locali che strizzano l’occhio al vicino Lazio. Da Pitigliano ci vuole davvero poco per raggiungere il bellissimo Lago di Bolsena, Viterbo e Civita di Bagnoregio.
Da assaggiare anche l’Acquacotta, zuppa rustica della Maremma con verdure, pane raffermo, olio e uova; il Buglione di agnello, stufato saporito legato alle festività. E ancora fegatelli, cinghiale in umido, formaggi di pecora e vino rosso locale completano l’esperienza gastronomica. Famosa anche la Migliaccia di Pitigliano, una sorta di crepe molto più leggera e gli Sfratti.
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