E’ passata una settimana da quando sono tornata dalla Sicilia, un food tour alla scoperta del territorio e dei sapori dei Monti Nebrodi; eppure sembra un’eternità. Come se avessi affrontato un viaggio temporale lungo una stagione – che in realtà è durato il tempo di un volo Catania-Milano – dove ho lasciato il sole caldo di inizio autunno per atterrare in pieno inverno tra la nebbia e, qualche giorno dopo, la neve.
Probabilmente, molti di voi, leggendo Monti Nebrodi avranno assunto la stessa espressione della mucca che vede passare il treno; tutto normale, l’ho avuta anche io finchè non sono andata su Google e ho geolocalizzato Parco dei Monti Nebrodi e il borgo di Cesarò. Ma andiamo per ordine, che qui di cose da raccontare ce ne sono tante!

Quanto sentiamo parlare di Sicilia la prima cosa a cui pensiamo sono il mare limpido, il sole che brucia la pelle, le spiagge, la brioche con la granita, città come Palermo, Catania, Taormina, Agrigento, le isole Egadi e le Eolie o ancora San Vito Lo Capo, Marzamemi e Siracusa, il pomodorino di Pachino e il pistacchio di Bronte, l’Etna o le Madonie, Pirandello i Malavoglia e i Leoni di Sicilia; un clichè, ma pochi sanno che c’è un un parco di 86.000 ettari, considerato il polmone verde della Sicilia, che racchiude biodiversità, bellezze e bontà che valgono il viaggio tanto quanto le meraviglie elencate pocanzi (e quelle ho dimenticato, chiedo scusa, ndr): è il Parco dei Monti Nebrodi.
Sicilia e i sapori dei Nebrodi: giorno 1 e 2
Il mio food tour alla scoperta dei sapori dei Nebrodi organizzato da Sicilying, con il patrocinio di Regione Sicilia e Ministero del Turismo, inizia venerdì sera da Catania una città che non avevo ancora visitato e che merita un post a parte per quante cose ci sono da vedere.
L’indomani del mio arrivo, e di un primo assaggio della città in notturna, andiamo alla scoperta del mercato del pesce, a’ piscaria; che subito mi travolge come uno tzunami.





Il vociare degli ambulanti – che spesso sono gli stessi pescatori – invitano a comprare la loro merce. L’aria è popolare e dalla casalinga indaffarata al turista curioso, se riuscite a passare oltre al sangue per terra e alle viscere del pesce, è possibile osservare la vita vera che scorre lenta e anche un po’ chiassosa, come è giusto che sia. Poco più il là il banco della cane, dei formaggi e della frutta, un tripudio di colori e profumi che mi accompagnano fino al venditore di spremuta fresca di limoni, arance e melograno col suo carretto che pare una festa.
Il pranzo del sabato ce lo prepariamo da soli da Spaghetti&Co, dove mettiamo letteralmente le mani in pasta e realizziamo, sotto la guida attenta dello chef, qualcosa che cerca di assomigliare a delle tagliatelle che dalla cucina condiscono successivamente con un sugo alla norma che è la fine del mondo; e ancora una bruschetta rigorosamente con cipolla e ricotta salata grattugiata e sua maestà il cannolo.





Neanche il tempo di bere un caffè al sole caldo delle 14 che si parte direzione Cesarò, un borgo in provincia di Messina considerato la porta del Parco dei Nebrodi, siamo a mille metri di altitudine e la sera il freschetto comincia a farsi sentire; ad attenderci, insieme alla nostra super guida al parco e cicerone Antonino Costanzo detto Lupin, un tramonto mozzafiato che colora di rosa la punta innevata dell’Etna. Il borgo di Cesarò, circondato da querceti e dalle faggete più ampie e integre del comprensorio, è dal punto di vista paesaggistico una dei più suggestivi del parco.
Qui è possibile visitare il bellissimo Palazzo Zito, sede degli uffici dell’Ente Parco dei Nebrodi, è dove è possibile visitare il Museo della Conoscenza delle Tradizioni dei Nebrodi. E ancora i ruderi del Castello ducale, che conserva il bel portale barocco in pietra arenaria, segno dell’antico splendore del territorio, e la Chiesa Madre, il cui primo impianto risale al 1678; ma anche salire al Cristo il Signore della montagna, un’imponente statua in bronzo alta 7 metri del Cristo Redentore che domina e abbraccia il paese di Cesarò dalla punta della roccia di Pizzipiturro, da qui si può godere di una vista mozzafiato sul borgo, sul Parco dei Nebrodi e sull’Etna.





Cesarò conta 2169 abitanti secondo Wikipedia, qualcuno di più secondo Lupin, ma a me il numero esatto non importa; in quella sala comunale vedo solo persone, respiro lo spirito di una comunità fiera delle proprie tradizioni, vedo sorrisi sinceri e occhi che brillano d’orgoglio quando mostrano i frutti del proprio lavoro, sento calore passione amore e la determinazione a far vivere il borgo preservandolo dallo spopolamento; così per Cesarò, così per gli oltre 5.500 borghi d’Italia. Perchè ogni volta che muore un borgo, perdiamo un pezzo della nostra identità.
Nell’ordine assaggio: i salumi del Salumificio Lipari, tra cui il famoso salame e il prosciutto di suino nero dei Nebrodi, la ricotta e il caciocavallo del Caseificio Ragusa, l’olio extravergine d’oliva dell’azienda agricola Virzì, la pizza con salsiccia e funghi freschi dei Nebrodi da Panificio Leanza e il panettone al pistacchio insieme alla pasta di mandorle dei Fratelli Mazzurco, ristoratori di Cesarò da più di 50 anni. Il tutto accompagnato dalle Voci di Sicilia, gruppo di musica popolare siciliana, anzi una famiglia dedita a tramandare la tradizione folkloristica da padre in figlio, come del resto tutte le aziende presenti alla degustazione.






Pensate che la nostra serata sia finita qui? Ebbene…no. Ad attenderci una cena sopraffina al Relais Villa Miraglia, un piccolo e prezioso relais di montagna immerso nel Parco dei Nebrodi. Qui i funghi e il maialino nero dei Nebrodi hanno fatto da filo conduttore dell’intero servizio, dall’antipasto di funghi delle montagne e spuma di caffè, al primo piatto un ravioli con macco di fave, brodo di suino nero e prosciutto di suino nero dei Nebrodi, per poi passare al secondo con un filetto di suino nero cotto per 6 ore e composta di cachi e un semifreddo alle mandorle e zabaione.




Sicilia e i sapori dei Nebrodi: giorno 3
La domenica mattina è iniziata presto con la visita al Caseificio Ragusa, dove Giuseppe conosciuto la sera prima alla degustazione, ci mostra come si realizza la Tuma, un tipico formaggio siciliano prodotto con latte di pecora e ancora il caciocavallo e la ricotta che assaggio, per la prima volta in 40 anni di vita, appena fatta e ancora calda; indescrivibile! Giuseppe non è solo un casaro fiero e appassionato del proprio lavoro, ma alleva con dedizione anche gli animali da cui poi prende il latte per i suoi formaggi; eccolo qui il vero Km0!




Questo tour è un susseguirsi di esperienze gastronomiche e non solo; quella più incredibile e memorabile è stata senza dubbio andare alla scoperta del Parco dei Nebordi in Jeep. Lasciato il borgo di Cesarò entriamo nel cuore del parco ed e subito un’esplosione di autunno e di colori che una foto (o un video) non riescono a contenere e raccontare.



Io amo l’autunno e mi scoppia il cuore di gioia nel vedere tanta bellezza, un senso di gratitudine ed eccitazione mi pervade e complice anche una bellissima giornata di sole e cielo limpido, non sento nemmeno freddo. Siamo quasi a 1400 metri quanto raggiungiamo il Lago di Biviere, passando prima per il Lago di Maulazzo tra foreste di faggi, querce e castagni. Arrivati in cima lo spettacolo del paesaggio che si apre davanti ai nostri occhi ripaga di tutte le buche prese durante il tragitto; un paesaggio che si perde e a vista d’occhio: da un lato l’Etna innevato e dall’altro il Mar Tirreno e le isole Eolie; ebbene sì signori miei, la Sicilia è anche questo!




Pranzo al volo con panino e salamella – vorrai mica che rimaniamo più di 3 ore senza mangiare? – che è già ora di riprendere le nostre Jeep e scendere verso il mare, ci aspetta il Salone del food a Sant’Agata di Militello nell’ambito di EtNeb. Qui scopro che il territorio dei Nebrodi possiede una biodiversità incredibile e una varietà di eccellenze una più buona e particolare dell’altra; oltre ai salumi e ai formaggi ci sono la patata di montagna, il fagiolo di Carrazzo, la pasta reale di Tortorici e il miele dell’Ape Nera sicula (tutti presidi Slow Food) o ancora l’olio extravergine d’oliva Minuta e Santagatese, lo zafferano dei Nebrodi e gli agrumi.

Arrivati al Castello di Gallego, dove è in corso la manifestazione, facciamo una degustazione di dolci alle nocciole dei Nebrodi, perchè la zona non è famosa solo per il pistacchio di Bronte ma anche per i noccioleti da cui si ricavano 3 dolci tipici: i croccantini di nocciole, detti anche “brutti ma buoni” per la loro forma non proprio perfetta; le Ramette di nocciole Longitane, biscotti artigianali tipici della città di Longi dalla forma di un ramo, da qui il nome, e ultimo ma non in ordine di importanza, la pasta reale di Tortorici a base di nocciole tostate e tritate, neanche a dirlo.
Sicilia e i sapori dei Nebrodi: giorno 4
Il lunedì mattina la sveglia è vista mare, non posso chiedere di meglio. E’ ora di andare verso l’aeroporto di Catania per tornare a casa, nella triste e pianura padana, non prima di una visita al Museo del Costume e della Moda siciliana di Mirto; la collezione racchiude più di 1500 pezzi, compresi gli accessori, tutti provenienti da famiglie siciliane che hanno donato al museo i loro cimeli. Gli abiti custoditi sono meravigliosi e appartengono ad un periodo storico che va dal ‘700 alla metà del ‘900; è come fare un viaggio in un tempo che possiamo solo immaginare; ed è subito il Gattopardo, Nuovo Cinema Paradiso, il Padrino, i Malavoglia e i Leoni di Sicilia.








Con il nostro van saliamo ancora più in alto fino al Monastero di San Filippo di Fragalà dove ragnano pace e silenzio e dove solo il drone di Ilenia, una delle creator compagne di viaggio, riesce a catturarne l’essenza e la bellezza. Situato nei pressi di Frazzanò, in provincia di Messina, è un antico complesso monastico risalente all’XI secolo fondato dai monaci basiliani, ed è uno dei più importanti esempi di architettura religiosa bizantina in Sicilia.


Tempo di un’ultima degustazione da macelleria gastronomia e steak house Cordovena a base di salumi, formaggi, caponata, arancini e mozzarelle in carrozza; che è ora di tornare a casa purtroppo. Come pollicino lascio un pezzo di me in questa parte di Sicilia, come faccio ogni volta che viaggio, così che un giorno possa tornare e ritrovarmi. Ho scoperto un territorio meraviglioso, vissuto e difeso da persone eccezionali; ho mangiato tanto – troppo – ma ne è valsa la pena.
Assaporare il Parco dei Monti Nebrodi significa vivere un’esperienza unica, tra paesaggi incontaminati e borghi senza tempo, dove tradizione, sacrificio, passione ed eccellenze gastronomiche si intrecciano per dare vita a qualcosa di unico. È un viaggio autentico nei sapori e nelle storie di una Sicilia genuina, lontana dal turismo di massa, che lascia ricordi indelebili nella mente e nel cuore di chi l’attraversa.
Sicilia e i sapori dei Nebrodi: dove dormire
Catania – Catania International Airport Hotel
Cesarò – Agriturismo Lo Scudiero
Sant’Agata di Militello – Hotel Palazzo Fortunato – Sant’Agata di Militello