Erano mesi che leggevo e sentivo parlare sui vari social network dell’hygge tanto che mi sono decisa a comprare un libro e capirne di più.
Hygge è una parola impronunciabile (si legge ugghe, con la u aspirata) di origine danese che si potrebbe riassumere nell’attitudine a trovare la felicità nelle piccole cose di ogni giorno; l’hygge è intimità, calore e accoglienza. Secondo il Rapporto Mondiale della Felicità stilato ogni anno dall’Onu i danesi sono il popolo più felice e la soluzione sta proprio nell’hygge.
Il libro in questione è scritto da Marie Tourell Soderberg e si intitola Il metodo danese per vivere felici. E’ un libro piacevole, veloce da leggere ricco di immagini e spunti interessanti ma arrivata all’ultima pagina mi sono trovata a riflette e a fare alcune semplici considerazioni.
1- I danesi non hanno scoperto l’acqua calda. Sono fermamente convinta che noi italiani non abbiamo nulla da invidiare alla capacità dei danesi di essere felici; non abbiamo mai sentito il bisogno di definire l’hygge perchè fa semplicemente parte del nostro DNA, siamo nati con l’hygge nelle vene e nel cuore dobbiamo solo imparare a tirarlo fuori; un po’ come la cazzimma!
Più leggevo e più mi rendevo conto che io l’hygge lo pratico abitualmente da sempre e senza nemmeno rendermene conto e questa consapevolezza è stato un puro momento hygge, credetemi!
2- Questi danesi hanno capito tutto dalla vita. Non tanto in fatto di hygge ma quanto nella capacità di fare business dietro ad un concetto elementare che, e qui gliene va riconosciuto il merito, sono riusciti a riassumere in una parola tanto simpatica quanto irritante. Sì perchè nel libro l’autrice trova un hygge per tutto: hygge-are, hygge-ling, hygge-ano.
3- Cari danesi non potete imporvi di essere e di vivere l’hygge. L’hygge-tudine o c’è o non c’è, punto. Secondo me non si può dire ad un certo punto della giornata: “basta; ora divento hygge, penso hygge o vivo hygge”. Essere hygge è un’attitudine naturale non ci si può imporre di essere hygge; ci si scopre hygge, piuttosto, e ci si gongola nel aver letto un buon libro, passeggiato nella natura silenziosa, bevuto una tazza di tè caldo sotto un plaid, riso con gli amici fino a sentire le guance far male e cucinato con amore per la famiglia. L’hygge è fatto di buoni propositi e non di auto-imposizioni che lo renderebbero invece uno dei tanti obblighi della vita quotidiana.
Probabilmente le difficili condizioni climatiche e i lunghi mesi di freddo e di buio che vivono la Danimarca, e più in generale in tutti i paesi del nord Europa, favoriscono l’hygge-tudine; non a caso il mese hygge per eccellenza è Dicembre e il Natale in particolare. Una casa che profuma di pan di zenzero illuminata dalla luce soffusa di candele e addobbi è sicuramente la cosa più hygge che ci possa essere ma per tutti gli altri mesi in cui mancano addobbi, candele e biscotti appena sfornati c’è sempre un bel bicchiere di Spritz…ed è subito hygge!
Come ogni moda non vorrei però che ora diventasse il tormentone della stagione e nemmeno vorrei che avesse la vita di una mosca in una ragnatela. Vorrei fare dell’essenza dell’hygge uno dei miei buoni propositi per il 2017 e per tutti gli anni a venire, nonostante il mio sarcasmo e le mie considerazioni non proprio cordiali; perchè?
Ecco, involontariamente ho scritto una sottospecie lista di buoni proposti e speranze per il nuovo anno in perfetto stile hygge.
Cosa dire in questi casi: buon hygge a tutti e che l’hygge sia con voi o più hygge per tutti…perchè prendersi troppo sul serio fa male alla salute, anche nell’applicare il metodo hygge alla lettera!


