Ci sono luoghi nel mondo in cui i confini smettono di essere linee tracciate sulle carte geografiche per diventare luoghi d’incontro, incroci di venti, popoli, architetture, lingue e tradizioni che si fondono nel silenzio imponente dei monti; le Alpi Carniche e Giulie appartengono esattamente a questa categoria.
Incastonate nell’estremo nord-est d’Italia, laddove il Friuli Venezia Giulia incontra la Slovenia e l’Austria, queste montagne raccontano da secoli una storia fatta di incontri, sovrapposizioni e resilienza culturale. Per me, compiere questo viaggio non è stato soltanto un itinerario editoriale o una tappa del progetto “Cucina di Confine“; ma è stato un vero e proprio ritorno alle origini; sì, perchè tra questi monti sono nati i miei nonni paterni.
Muovere i passi lungo queste strade ha significato riannodare i fili di una memoria familiare intessuta di dignità, orgoglio, rispetto per la terra e profondo attaccamento alle radici, e sentire parlare il friulano tra le persone chi ho incontrato in questo viaggio mi ha fatto fare – più di una volta – un sussulto al cuore.
In questa guida vi porto alla scoperta di un itinerario di una settimana, concepito per chi desidera esplorare la Biosfera MAB UNESCO Alpi Giulie attraverso una modalità di viaggio lenta, consapevole e autentica.
Giorno 1: La Carnia e l’anima identitaria di Sutrio, Timau e Tolmezzo
Il nostro viaggio inizia nel cuore pulsante della Carnia; la prima tappa ci conduce a Sutrio, uno dei borghi in pietra più affascinanti della regione, incastonato ai piedi del Monte Zoncolan. Sutrio conserva una vocazione antica legata all’artigianato del legno e alla vita rurale, la cui vita è da sempre dettata dai ritmi della transumanza e dell’alpeggio. Camminare tra le vie del paese e l’aria frizzante della mattina porta con sé il profumo pungente del legname bagnato dalla rugiada e del latte fresco lavorato nei caseifici storici, come il Caseificio Alto Bût.



Spostandosi verso nord, si risale la Valle fino a raggiungere il piccolo paese di Timau (Frazione di Paluzza) famoso per una preparazione molto particolare –presidio slow food – che rispecchia perfettamente l’anima di questo territorio di confine: la Varhackara. Timau è infatti un’enclave linguistica e culturale di straordinario interesse, qui si parla ancora un antico dialetto germanico (il timavese) e ogni pietra trasuda memoria storica. Il paese si trova infatti a ridosso del fronte della Prima Guerra Mondiale; una visita irrinunciabile per comprendere l’identità profonda di queste montagne è il monumento dedicato alle Portatrici Carniche, unitamente al Museo della Grande Guerra.



Le Portatrici Carniche furono donne coraggiose che, tra il 1915 e il 1917, affrontarono quotidianamente fino a mille metri di dislivello a piedi, con gerle pesanti oltre trenta chili
sulle spalle, per rifornire di viveri, coperte e munizioni i soldati italiani al fronte. Camminare
lungo questi luoghi dopo aver osservato i loro volti nelle fotografie d’epoca dona all’esperienza di questo viaggio una dimensione morale altissima: la montagna qui non è mero scenario paesaggistico, ma carne, sudore e fierezza femminile.


Nel pomeriggio ci spostiamo a Tolmezzo, capoluogo storico della Carnia. La meta è il Museo Carnico delle Arti Popolari “Michele Gortani”, ospitato nel seicentesco Palazzo Campeis. Qui, grazie alla guida esperta della naturopata Maria Nives Granzotti e al curatissimo percorso espositivo, si viene introdotti alla mostra Storie di erbe: un cammino tra magia, miti, focolare e credenze (visitabile fino al 31 dicembre 2026).
È stato così interessante e coinvolgente scoprire quante erbe spontanee popolino questi prati: per noi gente di città, abituata a vedere il verde solo come sfondo, è stata una rivelazione incredibile capire quante di queste piante siano non solo edibili e deliziose in cucina, ma anche ricche di straordinari benefici per la nostra salute e il nostro benessere.


Il percorso racconta anche il profondo legame tra le comunità montane e la flora alpina: erbe officinali, piante tintorie e specie spontanee usate nel focolare domestico svelano una sapienza ancestrale che sfiora il mito e la magia popolare. La giornata si conclude a Cedarchis, frazione di Arta Terme, con un veloce passaggio dedicato ad una realtà produttiva locale che è stata capace di valorizzare il territorio e le acque della Valle: la birra artigianale del microbirrificio Dimont.
Giorno 2: Il fascino selvaggio della Val Resia e la ghiacciaia di Resiutta
Il secondo giorno ci spinge verso est, varcando la soglia di uno dei territori più unici e protetti dell’intera catena alpina: la Val Resia, vera gemma naturalistica inclusa nel Parco Naturale delle Prealpi Giulie. La Val Resia è una valle stretta, chiusa da imponenti pareti calcaree e abitata da una comunità d’origine slava che ha conservato intatta una lingua arcaica – il resiano – canti rituali e danze che non hanno eguali nell’arco alpino.
La mattinata è dedicata all’esplorazione del Fontanone di Goriuda, situato in Val Raccolana sulla strada che collega Chiusaforte – il paese che ha dato i natali a mia nonna paterna – a Sella Nevea. Il Fontanone è una spettacolare cascata spontanea dalla quale sgorgano le acque sotterranee provenienti dall’altopiano del Monte Canin; purtroppo anche il Fontanone ha risentito delle alte temperature che, in questa estate torrida, non hanno risparmiato nemmeno queste montagne; ma vi assicuro che la portata dell’acqua è maestosa e impressionante.
Un comodo sentiero immerso in una vegetazione rigogliosa conduce fino a una cavità naturale situata proprio dietro il velo d’acqua della cascata: trovarsi sospesi tra la roccia bagnata e la forza imponente dell’acqua cristallina regala un senso di totale immersione con questa natura ancora poco addomestica dall’uomo (e per fortuna, ndr)



Nel pomeriggio, dopo un pranzo alla storica Osteria della Speranza di Resia, scendiamo verso Resiutta, un piccolo comune collocato alla confluenza della Val Resia con il Canal del Ferro. Qui si trova un’opera d’ingegneria storica di inestimabile valore: la Ghiacciaia di Resiutta, gestita dall’Ente Parco Prealpi Giulie. Costruita nella seconda metà dell’Ottocento per conservare la birra prodotta con le acque del Torrente Resia dalla storica fabbrica locale Dormisch, la ghiacciaia è una grandiosa struttura ipogea circolare in pietra, interrata nella montagna; entrare nelle torride giornate di inizio agosto è un vero piacere!




La ghiaccia presenta un microclima costante tutto l’anni, tanto che durante i rigidi mesi invernali, il ghiaccio veniva prelevato dai torrenti vicini, stipato nella grotta e utilizzato per conservare la birra e gli alimenti durante tutto l’anno. Visitare questo luogo permette di toccare con mano l’ingegno sostenibile e la capacità di adattamento delle popolazioni montane prima dell’avvento della tecnologia. Poco distante la Mostra della Miniera del Resartico racconta in modo interattivo e comprensibile anche per i più piccoli, la storia dell’estrazione del bitume, la vita difficile dei minatori e l’uso dell’olio estratto per l’illuminazione di Udine.
La giornata si chiude con una cena speciale a casa di una signora del paese che ci accompagna alla scoperta di un altro presidio slow food del Friuli: l’aglio di Resia, un’esperienza unica che ci ha permesso di entrare in contatto diretto con una realtà straordinariamente dedita alla preservazione delle proprie tipicità agricole e della memoria storica legata a questo prodotto.



Giorno 3: il fascino imperiale della Val Canale
Lasciata alle spalle la Carnia, l’itinerario ci porta ad addentrarci nella Val Canale, trasferendo la nostra base operativa a Malborghetto. La Val Canale rappresenta il vero e proprio cuore tripartito dell’Europa; qui per secoli hanno convissuto e dialogato tre grandi ceppi linguistici europei: quello romanico (italiano e friulano), quello germanico (tedesco) e quello slavo (sloveno).
La prima parte della giornata ci vede risalire la direttrice della Val Dogna e di Ugovizza fino all’omonimo Caseificio dove vi consiglio di fermarvi per un gelato; questi luoghi sono dominati da vette maestose come il Jôf di Montasio e il Jôf di Mizzegnot. La natura qui si fa più aperta, più dolce rispetto alla Carnia; con pascoli d’alta quota e malghe alpine attive. Le passeggiate lungo i fondovalle permettono di cogliere l’architettura tipica delle case montane della Val Canale e delle chiese con i caratteristici campanili, segnati dalla forte influenza mitteleuropea.




Nel pomeriggio ci concediamo una visita culturale a Malborghetto, pittoresco borgo dominato dal magnifico Palazzo Veneziano. Costruito nel XVI secolo e sapientemente restaurato, il Palazzo ospita il Museo Etnografico di Malborghetto. Il museo offre un percorso affascinante attraverso la geologia delle Alpi Giulie, la storia mineraria di Cave del Predil, le foreste e le tradizioni popolari dei tre popoli della Val Canale. Le sale raccontano come il confine non sia mai stato una barriera, bensì un’apertura verso scambi commerciali, culturali e artistici.
Verso sera ci spostiamo nella vicina Val Saisera, una delle valli alpine più suggestive dell’intero arco giulio, incorniciata dalle imponenti pareti nord del Jôf di Montasio e del Jôf Fuart. Piove, le nuvole sono basse, ma lasciano intravedere la cima delle montagne; la passeggiata nella quiete della sera tra i Prati Oitzinger (dove abbiamo anche cenato all’omonimo agriturismo) e i boschi d’abeti regala un’atmosfera magica, dove il verde dei prati sfuma nei toni grigio-argento della roccia dolomitica.

Giorno 4: in e-bike lungo la Ciclovia Alpe Adria fino a Chiusaforte
Il quarto giorno sostituisce i ritmi dell’auto con il passo lento e silenzioso della bicicletta. La Ciclovia Alpe Adria (identificata con la sigla FVG1) è considerata una delle piste ciclabili più spettacolari d’Europa, e come dargli torto!
Nata dal recupero intelligente del vecchio tracciato della ferrovia Pontebbana – dismesso sul finire degli anni ’90 e trasformato in una nastro asfaltato perfetto e protetto – la ciclovia collega Salisburgo a Grado, attraversando l’intero arco alpino giulio per circa 425km.



Partendo di buon mattino da Tarvisio, accompagnati dalla mia guida naturalistica Tanja Beinat, ci immettiamo sul tracciato ciclabile in direzione di Chiusaforte. Il percorso – sono circa 40Km – è molto semplice, in leggera discesa, ed è accessibile a chiunque, meglio però noleggiare una bicicletta elettrica!
Pedalare sul vecchio tratto ferroviario è un’esperienza sensoriale indimenticabile: si attraversano storiche gallerie scavate nella roccia, alti viadotti in pietra e ponti di ferro affacciati sulle orridi gole del fiume Fella, le cui acque sfumano dal verde smeraldo al blu intenso e paesini che in lontananza punteggiano la Valle, come Dogna, dove nacque mio nonno.




Il paesaggio cambia gradualmente a ogni galleria: dalle ampie conche boschive di Camporosso e Valbruna, in Val Canale, si passa ai tratti più stretti e scoscesi del Canal del Ferro. Il segreto della Ciclovia Alpe Adria è pedalare lentamente per godere del meraviglioso paesaggio, ma anche fare qualche piccola deviazione, come a Pontebba, per conoscere la storia di questi territori di confine; sullo storico ponte lungo il torrente Pontebbana infatti si trova il famoso Cippio, che fino al 1918 segnava il confine tra l’Italia e l’Austria. Oppure fermarsi ad ammirare il Flügelaltar, un bellissimo altare ligneo datato 1517 nella Chiesa di Santa Maria Maggiore.
L’arrivo è previsto alla storica Stazione di Chiusaforte, oggi riconvertita in punto di ristoro e centro servizi per i cicloturisti. L’architettura ferroviaria d’epoca, con i vecchi semafori, i binari conservati come arredo urbano e le targhe d’ottone, dona al luogo un fascino impagabile.

Dopo la sosta si può decidere di continuare la pedalata, oppure tornare verso Tarvisio ripercorrendo la Ciclovia Alpe Adria al contrario, oppure prenotando un servizio di trasporto dedicato. Questo servizio è molto comodo se decidete di percorrere la Ciclovia fino a Grado; sì è fattibile, magari con un pernottamento a Gemona per poi proseguire il giorno successivo fino al mare e programmare poi comodamente il rientro a Tarvisio con una navetta.
Giorno 5: Il Monte Lussari e i laboratori di memoria a Tarvisio
Nessun viaggio nelle Alpi Giulie può dirsi completo senza la salita sul Monte Lussari (1.789 metri). Il Lussari non è soltanto una meta turistica dalla bellezza mozzafiato, ma è il simbolo
spirituale della concordia europea. Sulla cima della montagna sorge infatti un celebre Santuario mariano risalente al XIV secolo, meta da secoli di pellegrinaggi congiunti da parte di fedeli italiani, austriaci e slavi; questa ragione è storicamente soprannominato “il Santuario dei tre popoli”.



Si può raggiungere la vetta tramite la comoda telecabina che parte da Camporosso (dove possono salire anche i nostri amici a 4 zampe) oppure a piedi percorrendo il suggestivo Sentiero del Pellegrino – vi avverto però, non è per tutti – che risale tra le fitte abetaie della Foresta di Tarvisio. Giunti in cima, ci si trova immersi in un borgo incantato di piccole case bianche con tetti in pietra, raccolte attorno alla chiesetta. Dalla terrazza panoramica lo sguardo spazia a 360 gradi verso l’infinito: ad est le pareti rocciose del Monte Mangart e del Jalovec, a nord le Alpi Carniche e le Caravanche austriache e a sud l’imponente Gruppo del Montasio.



Un pranzo, ma anche solo un’aperitivo con un ottimo tagliere di salumi e formaggi locali, immersi in questo panorama è d’obbligo; il pomeriggio ci spostiamo a Tarvisio, con la sua iconica piazza e il campanile della chiesa con la sommità ” a cipolla”, per partecipare ai laboratori e agli incontri culturali promossi da Officina Radici. L’evento intitolato “A pranzo dalla Oma” offre un’occasione preziosa per esplorare il patrimonio delle tradizioni domestiche della Val Canale. La figura della “Oma” (la nonna in lingua tedesca) incarna la trasmissione orale di saperi, leggende, stili di vita e memorie; io ho assaggiato il Szegediner Gulasch preparato da Oma Annalise, ne ho conservato la ricetta e presto lo farò anche a casa!



Giorno 6: La magia fiabesca dei Laghi di Fusine e la cultura della Val Canale
La sesta, e ultima, giornata tra queste montagne incantate si apre con una delle meraviglie naturalistiche più note e celebrate dell’intero itinerario: i Laghi di Fusine. Situati a pochissimi chilometri dal confine con la Slovenia, i due specchi d’acqua – il Lago Superiore e il Lago Inferiore – sono di origine glaciale e giacciono incastonati all’interno di una conca calcarea dominata dalla vertiginosa parete nord del Monte Mangart.



Guidati dall’esperienza della guida naturalistica Sandro Della Mea, intraprendiamo un’escursione molto semplice lungo i sentieri che collegano i due laghi attraverso la maestosa “Foresta Millenaria di Fusine” e i giganteschi Massi Erranti, portati fino a qui durante le diverse glaciazioni. Questa foresta è famosa in tutto il mondo per i suoi abeti rossi di risonanza: alberi il cui legno pregiato, cresciuto in un microclima unico al mondo, viene ricercato dai maestri liutai di tutta Europa per la fabbricazione di violini di altissimo pregio.







Il cammino al mattino regala giochi di luce straordinari: le acque dei laghi, immobili come
specchi, riflettono con nitidezza le cime rocciose del Mangart e le sfumature verdi dei
pini. Sandro ci illustra durante il percorso la fragilità dell’ecosistema alpino (ebbene sì, anche i Laghi di Fusine stanno risentendo del cambiamento climatico e la loro superficie negli anni si è ritirata), dell’importanza della gestione forestale sostenibile condotta dalla millenaria Riserva Forestale Demaniale e le curiose micro-climatologie della zona; questa zona è infatti conosciuta per toccare le temperature invernali più basse d’Italia.
Proseguendo lungo l’itinerario, ci spostiamo verso Cave del Predil, una tappa dalla forte carica storica, sociale ed emotiva. Cave è un ex villaggio minerario nato e cresciuto attorno alla secolare miniera di piombo e zinco (attiva fin dall’epoca romana e chiusa definitivamente nel 1991). Visitare il borgo e la zona del Museo della Miniera permette di toccare con mano la vita dura, la grande solidarietà e la profonda dignità della comunità dei minatori, le cui gallerie sotterranee si snodano per centinaia di chilometri sotto il confine, arrivando fino al cuore della Slovenia.


Tappa Bonus: l’Orrido dello Slizza
Anche se per ragioni di tempo non siamo riuscite a percorrerlo durante il nostro viaggio, merita assolutamente una menzione d’onore il sentiero dell’Orrido dello Slizza. Si tratta di una spettacolare gola naturale scavata dal torrente Slizza, percorribile attraverso un suggestivo camminamento in legno, ancorato alle pareti di roccia, ponticelli sospesi e scalinate che costeggiano acque dal color smeraldo abbagliante. Una deviazione qui è caldamente raccomandata per chi desidera aggiungere un’ulteriore avventura naturalistica al proprio soggiorno.
Lasciare la Val Canale e la Carnia dopo una settimana d’immersione totale significa portarsi a casa uno sguardo diverso sul concetto stesso di confine. In un’epoca storica caratterizzata da ritmi frenetici e da un turismo “mordi e fuggi” spesso superficiale, le Alpi Giulie dimostrano che esiste un’alternativa basata sul turismo lento, sul rispetto delle specificità territoriali e sull’ascolto delle comunità locali.
Per me questo viaggio non è stato soltanto un itinerario tra panorami incredibili, tappe culturali interessanti e buon cibo; è stato il ricongiungimento ideale con la storia dei miei nonni. Rivedere nei volti della gente di montagna, negli sguardi fieri degli artigiani e nella cura per il territorio gli stessi valori trasmessi in famiglia, ha dato a ogni singolo chilometro percorso un valore inestimabile. Ma soprattutto, mi ha permesso di capire molto più a fondo chi fossero davvero i miei nonni, le loro scelte e la vita che hanno vissuto.
Guida Pratica all’Itinerario nelle Alpi Giulie
Per chi desidera ripercorrere questo itinerario di una settimana, ecco una sintesi delle
informazioni pratiche fondamentali per organizzare al meglio l’esperienza:
DOVE SOGGIORNARE:
Un’ottima strategia logistica consiste nel dividere il soggiorno in due basi distinte per minimizzare gli spostamenti in auto:
Prima parte (Carnia e Val Resia): Borgo Gortani ad Arta Terme. Una struttura accogliente e pet friendly, ideale per raggiungere rapidamente la Valle del Bût, Sutrio, Timau, Tolmezzo e per poi spostarsi verso la Val Resia.

Seconda parte (Valcanale e Tarvisiano): Hammerack a Malborghetto. Una dimora storica e raffinata – sempre pet friendly – dotata di un ristorante gourmet e centro benessere; punto di partenza perfetto per la Ciclovia Alpe Adria, le escursioni in Val Saisera, la salita al Monte Lussari e i Laghi di Fusine.

QUANDO ANDARE:
L’itinerario offre motivi d’interesse e bellezza durante tutto l’anno, trasformandosi a seconda delle stagioni e delle passioni di ciascun viaggiatore:
- Primavera ed Estate (Maggio – Agosto): il periodo perfetto per godere di temperature fresche e piacevoli ed eseguire tutte le attività outdoor previste in questa guida (escursioni in e-bike lungo la Ciclovia Alpe Adria, trekking nei fondovalle e nei parchi naturali, visite culturali e pause di relax in quota).
- Autunno (Settembre – Novembre): una stagione fiabesca, dominata dallo spettacolo unico del foliage che veste di sfumature dorate e rosse le faggete della Val Saisera e i boschi attorno ai Laghi di Fusine.
- Inverno (Dicembre – Marzo): durante i mesi freddi, le Alpi Giulie si trasformano in un autentico paradiso per gli amanti degli sport invernali: sci alpino sul Monte Lussari, Monte Zocolan, Sella Nevea e Canin, ma anche sci di fondo a Tarvisio, tra i boschi della Val Saisera e suggestivi Laghi di Fusine ghiacciati.
Progetto realizzato in collaborazione con PromoTurismoFVG